La Luna e il Sole

Pubblicato il 28 dicembre 2025 alle ore 12:06

La Luna

Venti gocce, o lacrime variopinte, zampillano dalla Luna, raffigurata allo stesso tempo piena e in fase crescente come un profilo umano. Dall’astro si dipartono venti raggi e, sulla Terra sottostante, sorgono due torri, ciascuna sulla sommità di una collina; più in basso, una coppia di cani o di lupi ulula verso il cielo. L’acqua in primo piano, contenuta in una specie di piscina, è increspata da onde che suggeriscono movimento anziché stagnazione. Immerso in essa, un granchio — talvolta rappresentato come un’aragosta o un astice — si muove lentamente: il suo legame con la Luna è antico, presente in molte culture, forse per il modo in cui segue il ritmo delle maree. Presso i Thai, antichi abitanti del sud-est asiatico, il granchio assiste il guardiano della “fine delle acque” all’ingresso della caverna cosmica.

La Luna rappresenta Iside, custode di un femminile magico e ricettivo: la Sacerdotessa è giunta al cielo. Secondo la tradizione, ogni essere vivente è una goccia di sangue di Iside: forse le venti stille dell’Arcano richiamano questo mito. Le gocce, raffigurate al contrario, sembrano risalire verso la Luna proprio mentre i raggi scendono sulla Terra. Il nostro satellite attrae i liquidi e Iside resuscita i defunti, richiamando a sé le gocce che ha generato: è la Grande Madre Cosmica. L’Imperatrice ha compiuto il suo Tao e si unisce ora alla danza celeste.

L’Arcano però ammonisce il Viaggiatore: la visione non è ancora chiara e prudenza è necessaria, perché l’immaginazione può facilmente tradire. È tempo di magia e mistero, di affrontare il segreto celato dietro il velo del Tempio. La Sacerdotessa guardiana non fermerà più il pellegrino, giacché ora possiede gli strumenti per procedere. Governare il potere dell’intuizione, del sogno e dell’illusione è essenziale per chi segue la Via della Conoscenza; il pericolo, ancora una volta, è quello di smarrirsi.

Uscire dalle acque dello stagno primordiale, superare i cani-guardiani delle porte del cielo e oltrepassare le due torri — simili alle Colonne d’Ercole, confine del mondo conosciuto — sarà il prossimo passo dell’eroe. È l’iniziazione ai misteri, a tutto ciò che è occulto nell’animo e all’esterno. Ancora una volta, il primo passo della crescita avviene nel grembo femminile: per riconoscere la luce, è necessario conoscere l’oscurità e muoversi agevolmente tra le ombre. Forse queste torri indicano le porte attraverso cui l’Aspirante Mago, uscito dai reami oscuri varcati con la Morte, incontrerà infine l’astro diurno.

Il Sole

L’Arcano diciannove accoglie il Viaggiatore nei mondi della luce, dell’intelligenza cosmica e della fratellanza universale. Due fanciulli, forse gemelli, si ergono davanti a un muro, baciati dai raggi del Sole: sedici raggi si irradiano dall’astro, mentre sedici gocce colorate, simili a lacrime, piovono dal cielo. La luce della conoscenza dissolve ogni ombra e invita al riconoscimento di sé, al coraggio di abbracciare il futuro e la nuova vita che i bambini incarnano. Solo un ultimo ostacolo, quel muro, separa il Viaggiatore dal suo traguardo: varcandolo, egli si troverà finalmente a compimento.

Il Sole, con il suo flusso di raggi, suggella un amplesso cosmico pronto a fecondare la Terra. Anziché elencare le innumerevoli tradizioni che venerano il Sole come divinità suprema, è più fecondo volgere lo sguardo ai due fanciulli e al loro simbolismo.

Il motivo dei Gemelli Cosmici attraversa miti di ogni tempo, assumendo due forme distinte. In una, rappresentano le polarità dell’unità — giorno e notte, estate e inverno, cielo e terra — in cui uno è benefico e l’altro malefico. Spesso incarnano il conflitto interiore che accompagna la ricerca dell’equilibrio, dove un aspetto deve prevalere sull’altro.

Nel diciannovesimo Arcano, invece, i Gemelli esprimono l’armonia di una dualità risolta: il maschile e il femminile si fondono nella perfezione interiore. Qui l’Imperatore e il Grande Sacerdote, come la Grande Sacerdotessa e l’Imperatrice, hanno già percorso il loro Tao e ora si uniscono nella luminosa danza celeste.

Tuttavia, il viaggio del Viaggiatore non si esaurisce con la luce. Il muro che si erge sulla sua strada rappresenta il confine della conoscenza, un limite che può imprigionare chi si lascia abbagliare dai bagliori dell’intelligenza e della bellezza. Superarlo richiede ancora equilibrio e vigilanza, perché anche la luce più pura talvolta cela insidie.

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