
Alla fine della caduta, il Viaggiatore della Conoscenza viene accolto dal primo simbolo cosmico: le Stelle.
Nell’Arcano diciassette incontriamo una giovane donna nuda che versa l’acqua di due brocche su un fiume, un lago, uno stagno o il mare; sopra di lei otto stelle illuminano il cielo.
In molti miti la stella che compare nel firmamento dell’eroe è il segno della benevola guida divina: annuncia il tempo del rinnovamento e della rinascita.
Il fluido che, nella Temperanza, scorreva senza interruzione fra i recipienti qui viene versato a fecondare il mondo. La conoscenza conquistata dall’Aspirante Mago non può essere trattenuta per erigere un simulacro di ambizione personale, pena l’esclusione dal viaggio: deve diffondersi come acqua di fonte, dissetando chiunque desideri abbeverarsi.
Il femminile che si esprime attraverso la giovane donna evoca archetipi universali: la madre sempre giovane, l’amante, la consolatrice, la forza vitale della natura e il richiamo al ritorno alle origini.
Sul fondo della lama, a sinistra, sorge una collina sulla cui sommità spicca una quercia abitata da un uccello nero. Andrea Vitali, in uno scritto del 1997 identifica in questa figura una Naiade, ninfa dei fiumi, ma l’uccello nero riporta a un simbolismo ancora più antico: l’oracolo di Dodona, dove le profetesse operavano ai piedi della quercia sacra a Zeus.
Erodoto narra che da Tebe, in Egitto, partirono due colombe nere: una raggiunse la Libia e fondò il santuario di Ammone; l’altra volò a Dodona, si posò su una quercia e, con voce umana, annunciò la nascita di un oracolo.
Le sacerdotesse di Dodona venivano dette Peléiades, “colombe”, in ricordo della fondatrice. Il termine evoca le sette ninfe Pleiadi che Zeus trasformò in colombe e trasportò in cielo, generando la costellazione omonima.
Nell’Arcano le stelle sono otto: sette piccole e una maggiore. Se le più minute rappresentano le Pleiadi, quale significato ha l’ottava, la stella centrale?
Per i Sumeri Venere era “colei che mostra la via delle stelle”, dea dell’amore e madre della razza umana; la stessa lettura si ritrova in Greci e Romani. L’ottava stella potrebbe dunque incarnare Venere.
Un’altra chiave di lettura si risolve in Dione, divinità arcaica preellenica, forse identificabile con Rea o con Dia, “del cielo”, consacrata alla quercia di Dodona. Secondo alcuni, gli Elleni, unendo i miti delle colombe e delle nozze tra Zeus e Dione, imposero la loro cultura patriarcale sul più antico santuario della Dea, addensando le radici dell’Arcano in un passato profondissimo.
Le Stelle segnano anche la ripresa del viaggio: dopo prove, sconfitte e paure, il Viaggiatore si ferma in contemplazione per rigenerarsi. Comprende che il desiderio di conoscenza non può basarsi sulla fretta o sull’impazienza: per quanto sviluppata, la sua capacità di sentire, capire e ascoltare non colmerà mai del tutto il mistero dell’universo. Sa che non può più tornare indietro: nulla sarà come prima. Può solo avanzare, salendo sul fragile vascello della nuova consapevolezza e preparandosi a solcare l’acqua che gli sta di fronte.
La traversata condurrà il Viaggiatore all’incontro con l’Arcano diciotto: la Luna.
Rodolfo Brun 2025
Arcano numero 17
Le Stelle
Tarocchi Marsigliesi - Parigi edizione 1761
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