
L’Arcano numero tredici non porta nome.
Uno scheletro impugna la falce e avanza tra resti umani: teste incoronate, mani, piedi e arti sparsi ovunque. È il momento della Morte iniziatica, della totale rinuncia all’ego e del ritorno al caos primigenio.
Questa lama rappresenta la fine assoluta: spezza ogni legame, annulla ogni progetto e distrugge ciò che è vivo. Le membra smembrate ricordano l’imparzialità della Morte e il viaggio sciamanico nell’Altro Mondo, dove lo smembramento precede la rinascita alla consapevolezza.
La Morte è parte integrante della vita, non nega l’esistenza ma ne rappresenta l’ultimo atto. Accettare sofferenza, dolore e morte come eventi naturali è essenziale per non bloccare l’evoluzione personale. Rifiutare queste dimensioni amplifica il malessere.
Sul piano psicologico, la Morte libera forze negative e regressive e dematerializza le energie ascensionali dello spirito.
Ogni momento di crescita implica la morte della fase precedente, quindi morte come trasformazione, non interpretata in termini di disgregazione e perdita.
La dissoluzione dell’Arcano senza nome va letta alchemicamente come essenzialità e ritorno alla materia primigenia, quindi al verbo: l’essere che fornirà la materia della pietra filosofale viene chiuso in un recipiente e privato d’ogni contatto esterno, fino a morire e putrefarsi.
Come nell’iniziazione sciamanica, è necessario attraversare la Morte come porta verso nuovi mondi, percorrerne i sentieri, affrontarne le difficoltà e i pericoli; soltanto dopo questa fase potrà riprendere il viaggio rinascendo a nuova vita.
Come nell’iniziazione sciamanica l’iniziato deve raggiungere l’Altro Mondo.
Rodolfo Brun 2025
Arcano numero 13
L'Arcano senza nome
Tarocchi Marsigliesi - Parigi edizione 1761
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